02 – Valeria e la primavera

Quando è disteso con gli occhi chiusi, fragile, stanco, dopo un giorno intero passato a farci l'amore, e si addormenta, mi piace stare sdraiata, nuda e addossata a lui, al suo corpo languidamente rilassato, pelle contro pelle, calore con calore. Mi piace guardarlo da vicino, guardargli il viso, le ciglia che vibrano un poco se sta sognando, la bocca un poco dischiusa, la barba che si è fatto crescere per me, per sembrarmi più grande, i capelli neri e un po' lunghi, tenuti così perché io adoro toccarglieli, passarci le dita. "Cosa vuoi..?" gli dico piano per non svegliarlo, "Vuoi la mia mente? Te la do. Il ventre che ha dato la vita? Il seno che ha allattato? Te li do. Vuoi il cielo? Te lo prendo e te lo do. Ti do tutto. La mia follia, le mie rughe, i miei segreti, la passione, l'incanto...."

10 – Un giro di giostra

[...] Mi staccai dal bacio e guardai Andrea, continuando a tenere le dita dentro di lei. La toccavo, le frugavo perbene la fica e intanto guardavo lui. Stava lì, in disparte, gli occhi pieni di luce. Non si era mosso. Seduto con le mani sulle ginocchia, le nocche bianche, la bocca socchiusa. Gli vedevo il … Continua a leggere 10 – Un giro di giostra

09 – Una nuova letizia

"Non vuoi farmi il culo?" gli chiesi un pomeriggio. Così d'improvviso, mentre eravamo nudi sul letto, gambe e braccia intrecciate, spossati d'amore. Lui arrossì fino alla fronte. Avevo già capito che non aveva mai preso una donna in quel modo e me lo confermò comunque lui poco dopo. Ci vedevamo da più di due mesi e un potente indizio che fosse inesperto al riguardo era sicuramente il fatto che non me lo avesse mai chiesto e che non avesse nemmeno tentato un debole approccio durante gli amplessi (ci sono uomini che non te lo chiedono: tu stai lì a pecora, convinta che stanno per farti la fica, quando senti un cazzo che preme forte contro il tuo buchetto. Generalmente in quei casi mi giravo e mollavo una sberla al cafone di turno). Ho un bellissimo culo, qualcuno lo ha definito "un culo che parla

08 – Quel giorno al parco

Per due anni non avevo sbagliato un colpo. Telefono dedicato, cognome falso, mai lo stesso uomo per più di qualche settimana. Scopavo, mi rivestivo, cancellavo il numero e tornavo a casa con l'alito di mentina e i capelli ancora umidi della doccia in albergo. Nessuno entrava. Nessuno restava. Con Andrea avevo smesso di accendere il … Continua a leggere 08 – Quel giorno al parco