Gli uomini del mio passato, quelli amati davvero, intendo, avevano sempre voluto cambiarmi. Non lo dicevano così, certo. Era un gesto, una smorfia, un silenzio ogni volta che mi mostravo troppo me stessa. Una mano che ti scosta i capelli dalla faccia ma in realtà ti sta correggendo. L’avevo capito presto, ancora prima del mio primo matrimonio: se volevo che restassero dovevo nascondere quello che più mi rendeva me. Il mio “profumo di troia” – quello che li fa impazzire quando non ti amano e li spaventa quando sì – lo tenevo nascosto. Lo riservavo alle storie senza impegno, agli amanti di cui non mi importava. Con quelli che amavo, quelli che prima o poi si irrigidivano, facevo la brava. Mi comprimevo. E loro, tranquilli.
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