26 – Rafaela oltre la soglia

 

[…]
Lei accende la sigaretta ma io non spengo l’accendino. Con la fiamma che le illumina il viso le dico: «Che bella che sei.»
Solleva gli occhi neri a guardarmi e sorridendo mi sussurra: «Pure tu.»
Soffia piano sulla fiammella, indica Andrea in piedi vicino alla macchina e aggiunge: «Anche lui è bello. L’avevo notato prima, quando stavate salendo in macchina. Se non era con te gli avrei offerto uno sconto per un lavoretto.»
È un lampo.
«Facciamo così» le dico. «Il lavoretto glielo fai lo stesso, ma invece dello sconto mi lasci guardare. A te va bene, amore?»
Andrea mi guarda disorientato. Ho la sensazione che con gli occhi si stia chiedendo se mi sono accorta che è una trans. Gli sorrido mordendomi il labbro inferiore. La mia risposta è chiara e fuga ogni dubbio: sì. Sì che me ne sono accorta, sì che mi piace, sì che voglio guardare mentre ti fa il lavoretto.
«Va bene per te, amore?» ripete lei facendomi da eco, con un accento che apre tutte le vocali e ammorbidisce le consonanti.
Andrea annuisce. E io lo amo. Lo amo per come sa seguirmi e inseguirmi, per come sa ispirarmi fantasie, per come accoglie ogni nuova sconcezza – porcate che mi fa immaginare prima ancora, forse, di rendermi conto di desiderarle.
Io e lei ci mettiamo d’accordo sul prezzo. Le mie dita cercano le banconote dentro la borsa, ma il suo sguardo fisso sul mio volto trasforma il semplice atto di pagare in un gioco di potere. Le porgo i soldi, lei li prende con un sorriso appena percettibile, le sue unghie lunghe e curate sfiorano deliberatamente le mie dita, e il suo profumo mi colpisce di nuovo. Andrea, appoggiato alla macchina, ci osserva a metà tra incredulo e curioso, gli occhi che passano da lei a me come se stesse cercando di decifrare una conversazione che avviene solo attraverso i nostri gesti.
Saliamo tutti in macchina. Io sul sedile posteriore, lei sul sedile del passeggero, accanto ad Andrea che guida.
«Dove andiamo?» le chiedo.
Dice che conosce un posto e che indicherà la strada ad “amore”. Chiacchieriamo. Si chiama Rafaela ed è brasiliana. Vive a Milano da quattro anni. È allegra, impastata di una sensualità pazzesca. Il contrasto fra la spigolosità del viso e la bocca carnosa e piena, le curve del seno e dei fianchi, l’altezza esagerata e la morbidezza della voce creano un mix straordinariamente seducente. È meravigliosa non perché sembra una donna – lo sembra, inequivocabilmente – ma perché porta addosso la mescolanza senza abbassare gli occhi. Come chi sa di essere guardato e non si sposta.
[…]

Il diario intero si trova qui:

6 pensieri riguardo “26 – Rafaela oltre la soglia

  1. Circa tre anni ormai da quando proposi al mio Phil una cosa a tre con un trans. A lui piacque molto il lavoretto, e non ti dico a me. Ma rischiai grosso per le coronarie quando fu Phil a farglielo.
    La prima volta non si scorda mai…

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