Non so quando è cominciata questa cosa di volergli insegnare tutto. Forse la prima notte, quando l’avevo visto tremare e mi era venuta quella tenerezza feroce di prenderlo e portarlo dove non era mai stato. Forse dopo, quando mi ero accorta che ogni volta che gli mostravo qualcosa di nuovo – una posizione, una parola, un modo di toccarmi – lui la assorbiva col corpo intero, come se io gli stessi scrivendo qualcosa sulla pelle. E ogni volta gli si illuminavano gli occhi e io sentivo un piacere che non c’entrava niente con la fica, che stava da qualche parte fra lo stomaco e il petto e mi durava giorni.
Mi faceva impazzire il momento prima, quando gli proponevo una cosa nuova e lui arrossiva, deglutiva, e poi si buttava. Quel secondo in cui il pudore diventava coraggio senza passare dalla testa. Ogni prima volta era così: lui che esitava e io che lo prendevo per mano e lo portavo dall’altra parte. Ma quello che mi fotteva era il dopo, perché dall’altra parte con lui c’era sempre qualcosa che non mi aspettavo, e allora là a tremare mi sorprendevo io.
[…]

è come essere dentro di te e vedere le cose attraverso i tuoi occhi.
al tempo stesso però il mio essere maschio mi mostra la scena dal punto di vista di lui.
Pat invece no, non si racconta e non ha il mio stesso istinto, ed è lei la nota diversa di questo accordo.
quello che lo rende diverso dagli altri accordi, più complesso, sì, ma anche più giusto e adatto al momento.
l’alterazione che ne sposta l’armonia verso nuovi sviluppi, verso altre e nuove soluzioni.
sul fondo tre cuori che battono, cui si aggiunge quello che legge.
ci avviciniamo alla fine, e ogni tappa aggiunge qualcosa al passato e sottrae qualcosa al futuro.
ci avviciniamo alla fine, e ogni tappa è impregnata di presente.
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Complimenti, prosa avvincente come sempre e sei riuscita a farmi vivere questa splendida esperienza che definire ménage a trois sarebbe riduttivo. Brava.
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