Ci vedevamo da mesi. Regolarmente. Almeno una volta alla settimana, chiusi tutto il giorno in un hotel a saziarci di noi. Uscivamo solo per mangiare. Più spesso ci portavamo dei panini e li mangiavamo sul letto, per non perdere tempo. Scopavamo fino a tarda sera, quando prendevo il taxi che mi riportava a casa, spossata e indolenzita, con la pelle gravida delle sue impronte e la voglia di rivederlo che si rinnovava già nell’ascensore di casa mia. Era un sesso meraviglioso e potente, ma molto semplice. L’unico azzardo era stato smettere di usare il profilattico. Nient’altro. Non mi chiedeva mai niente di diverso, non spingeva dove non era stato invitato. Con qualsiasi altro uomo me ne sarei fottuta, ma con Andrea mi rodeva. Mi rodeva perché lo volevo io. Ogni volta che mi mettevo a quattro zampe aspettavo – un dito, una pressione, qualcosa. Niente. Mi scopava la fica con una devozione che mi faceva impazzire e non andava oltre. E io restavo lì, col culo in aria, a chiedermi se non osava per pudore o se non ci pensava proprio. Il culo l’avevo dato a pochissimi. Mi piaceva e quando lo facevo godevo da morire, ma dovevo volerlo nel ventre, dovevo sentire che quell’uomo mi aveva presa tutta e che l’unica cosa rimasta da dargli era quella. Non era una concessione. Era una resa. Con Andrea lo sentivo da settimane. La sera ci pensavo. Pensavo alle sue mani sui miei fianchi, al suo fiato sulla mia schiena, al suo peso addosso. Mi toccavo e venivo. Poi restavo al buio, col cuore che batteva, chiedendomi perché cazzo non osasse. «Non vuoi farmi il culo?» gli chiesi al telefono un pomeriggio piovoso. Ero in studio. Avevo appena chiuso una riunione di due ore con gente che mi dava del lei e mi guardava le tette nello stesso istante. Il tailleur grigio, lo chignon, i tacchi. Tutta l’armatura che mi mettevo ogni mattina per farmi prendere sul serio da uomini che prendevano sul serio solo se stessi. Uomini che parlavano sopra la mia voce mi chiamavano «dottoressa» con quel tono che vuol dire «cara» e mi trattenevano la stretta un secondo di troppo. Avevo sorriso, annuito, detto le cose giuste nel tono giusto. Alla fine avevano firmato tutti. Poi uscirono e io chiusi la porta a chiave. Mi tolsi le scarpe, mi aprii i primi due bottoni della camicia e mi lasciai cadere sulla poltrona di pelle nera. Sciolsi i capelli ancora tirati nello chignon così stretto che mi faceva male alla nuca. Mi cascarono sulle spalle e fu come togliermi la faccia di dosso. Presi il telefono e chiamai Andrea. «Non hai mai scopato nessuna nel culo? Dai, dimmi la verità», tornai a chiedergli facendo finta di non saperlo già: volevo sentirmelo dire. Lo immaginai arrossire. Potevo quasi vederlo grattarsi la nuca, con quel gesto che faceva quando non sapeva cosa dirmi.
[…]
Il diario intero si trova qui:

Ho dimenticato di dirti che il piacere che hai provato, l’orgasmo clitorideo, è ciò che ha provato qualche settimana (… ehm… mese) fa la compagna con la quale ho condiviso il letto di casa. Il suo fu meravigliarsi dell’orgasmo vaginale, clitorideo mentre mi sentiva in gola ed ero ben piantato nel suo culo. Le ho raccontato proprio questa sera di questo tuo blog e di cosa hai scritto dell’inculata.
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Oltre ogni limite. È così quando si fa l’amore. Il culo è l’espressione del dare e tutto ritorna moltiplicato.
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Bella scoperta questo diario segnalatomi da una mia amica! La lettura è piacevole ed eccitante al tempo stesso, al contrario di blog similari non usi inutili parafrasi e giri di parole che non sopporto e che sanno tanto di falso e ipocrita. Usi una terminologia reale ed sempre piacevole sentirla da una donna. Detto ciò mi sarebbe piaciuto poter tornare indietro nel tempo ai miei ventisei anni e aver avuto la fortuna di incontrarla una donna come te! Ma a quei tempi ero decisamente stupido e…non c’era nemmeno internet ed i siti d’incontri! Ah…che invidia! 😀
Comunque complimenti, bel blog!
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Grazie! (Anche alla tua amica 😉)
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Prego, riferirò!:-D
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“But when she really falls in love, she wants in the posterior, up in the posterior!”
(Elio e le Storie tese – She Wants – album: Figatta de Blanc – 2016)
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Credo che l’eccitazione che provi a scrivere ed a descrivere con dovizia di particolar gli incontri i sia pari , se non superiore, agli amplessi reali. Non è che in fondo poi tu sei un personaggio forzato nella tua mente? Bada bene non sono bigotto tutt’altro. Ognuno deve vivere le sue sfere affettive, sessuali e comunque personali come crede. Ma,. Em tuo caso renderle pubbliche è una sfida ,forse, la parte più alta della tua eccitazione che non può esaurirsi in un amplesso anche se con un ragazzo che venirti figlio.
È una impressione di getto . Buona vita. Roberto
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le parti di un uomo sono mosse da fili diversi, e ogni filo si innesta in un punto preciso.
ci sono parole dilatate capaci di smuoverne molti senza un ordine e senza un senso,
poi ci sono parole come quelle che ho appena letto qui.
parole chirurgiche, a fuoco, capaci di trovare uno di quei fili, di tenderlo fino al limite, e farlo vibrare.
ne esce un suono, una nota profonda, una risonanza.
e quando la lettura termina, quella nota rimane.
persistenze.
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Davvero brava!!!
Complimenti per la meravigliosa descrizione delle emozioni che si provano nel fare sesso senza negare nulla.
Ciao…
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Intenso, molto.
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uno dei momenti più intensi mi pare del blog
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emozionante.
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Una Dea!!!! Un sogno di donna..conquisti la mente
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