02 – Valeria e la primavera

[…] Ridemmo complici. Sapevamo entrambe che Valeria non si sarebbe iscritta mai: era di quelle che il sesso lo faceva solo per amore, e si raccontava che fosse giusto così. Le si illuminò il telefono: la chat dei genitori. Valeria ci si buttò con i pollici, velocissima. Festa di fine anno, regali, playlist per i bambini. Rispondeva a cinque mamme insieme senza alzare gli occhi.
La guardavo con la crudeltà di chi si sente al sicuro. Pensavo a tutto quello che aveva mandato giù, cazzi, silenzi, cene con quel marito. Lei che parlava e lui che guardava il telefono, lei che si metteva la camicia da notte nuova e lui che si girava dall’altra parte. Pensavo all’amante che le veniva addosso in tre minuti e poi le mandava un cuoricino su WhatsApp. E lei che rispondeva con un cuoricino uguale, come se fosse abbastanza. La bocca e la fica piene di sborra senza ricavarci niente. Neanche un orgasmo che le facesse dimenticare il nome. Neanche un cazzo di dieci in pagella.
Aveva fatto tutto bene, Valeria. I genitori contenti, il fidanzato giusto, il matrimonio, i figli. Ogni casella spuntata. E adesso stava lì, a quarant’anni passati, a scoparsi un morto per non dormire sola nella sua stessa vita. Se si fosse lamentata l’avrebbero guardata storto, se avesse scopato per voglia l’avrebbero chiamata puttana, e se non faceva niente – e Valeria non faceva niente – un giorno si sarebbe guardata allo specchio e avrebbe visto sua madre. Quella bocca stretta, le labbra serrate. «Le donne perbene non fanno così.»
Anche la mia aveva quella bocca. Me la ricordo a stirare di sera, in silenzio, con la faccia di una che ha smesso di aspettare qualcosa. […]

Il diario intero si trova qui:

7 pensieri riguardo “02 – Valeria e la primavera

  1. è nel pieno dell’inverno che diventa preziosa ogni stilla di primavera.
    il risveglio di andrea nella tua bocca, che comincia con il disgelo e finisce con un temporale estivo.
    sai quel che si dice dell’Irlanda: four seasons in one day.
    è quel che accade in certe stanze, è quel che accade dentro l’animo di chi ti legge, ogni volta.

    scusa se ci metto troppe parole, è che mi piace qui, le pareti di questa stanza sono specchi, per me, mi ci cerco e a tratti mi ci ritrovo.
    ma puoi fermarmi se vuoi, lo sai, lo so.

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  2. mi chiedo quante parole mi sono state sussurrate mentre dormivo.
    mi invento che ognuna di quelle parole è penetrata e attorno a sé ha condensato un mondo di sensazioni, di colori, di intime primavere.
    e mi invento che ciascuno di questi universi ha un codice segreto capace di risvegliarlo, un codice che passa dalla pronuncia esatta di quella esatta parola, ma anche da un profumo specifico, o da una canzone.
    mi invento adesso, qui, una teoria per cui sono spesso i sensi ad evocare mondi sopiti dentro di noi, e mi invento che a volte il desiderio di intimità non è altro che la risposta subcosciente al richiamo di uno di questi universi.
    e se la tua bocca sa far spostare il sangue di un uomo che dorme, le tue parole sanno chiamare un sonno popolato da sogni.

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