10 – Un giro di giostra

[…] Mi staccai dal bacio e guardai Andrea, continuando a tenere le dita dentro di lei. La toccavo, le frugavo perbene la fica e intanto guardavo lui.
Stava lì, in disparte, gli occhi pieni di luce. Non si era mosso. Seduto con le mani sulle ginocchia, le nocche bianche, la bocca socchiusa. Gli vedevo il cazzo duro sotto i jeans e le vene del collo gonfie. Qualsiasi altro uomo si sarebbe alzato, si sarebbe avvicinato, si sarebbe almeno aperto la patta. Gli uomini in fondo alla stanza stavano già tutti col cazzo fuori, a segarselo guardandoci. Andrea no. Andrea stava fermo e mi guardava con quegli occhi pieni di qualcosa che non era desiderio, o non era solo desiderio. Era come se tutto il suo corpo urlasse e lui lo tenesse fermo con le mani sulle ginocchia, per non disturbare quello che stavo facendo, per non toccare quello che era mio.
Bellissimo. Emozionato. Affascinato.
Lontano, ma non distante.
Sentii qualcosa di caldo che mi saliva dallo stomaco alla gola e non c’entrava niente con la bionda.
«Vieni, dai» gli feci di nuovo. Anche la bionda glielo disse, lo invitò a raggiungerci, ma Andrea scosse ancora una volta la testa.
Tornai a guardare lei, incapace di scrollarmi del tutto di dosso quel calore che m’aveva invasa nel vederlo così. Le tolsi la mano fra le gambe e la misi fra i nostri visi, le avvicinai alla bocca le dita bagnate lasciando che ne sentisse l’odore e il calore, e la invitai a succhiarle.
«Assaggiati. Senti quanto sei dolce.»
[…]

Il diario intero si trova qui:

3 pensieri riguardo “10 – Un giro di giostra

  1. manca un pezzo della storia, manca qualcosa, di quella serata.
    ci sei tu, c’è lui, c’è lo spettacolo carnale, ci sono i singoli attorno.
    c’è lui. c’è la bionda e c’è il suo uomo.
    hai introdotto tutti gli attori, ciascuno nella sua parte, ciascuno secondo copione.
    ma.
    non hai voluto mostrare quella cosa, quell’animale che ti mangia in quei posti, quella sensazione di essere oltre il senso del peccato, oltre le regole, e l’energia che in quei posti mangia vive le persone come te, come lui, quell’intima esplosione che ti può portare a perdere il controllo.
    e tu non lo hai perso, il controllo, non lì.
    né tu, né lui. non al club.
    ma una volta a casa, è quello il racconto da scrivere: ho memoria di una serata del genere, con i vestiti volati a terra appena richiusa la porta di casa.
    quella volta non si arrivò al letto, non quella volta.

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