Agosto. La sera, Milano usciva da una giornata torrida, una di quelle che solo l’idea di stare per strada ti dà l’angoscia, e se proprio devi uscire per tutto il tempo sogni un ufficio, un negozio, un ristorante, un’automobile, un qualunque posto con l’aria condizionata dove rifugiarti. Cominciava a far buio, eppure l’asfalto sembrava avere imprigionato il calore del giorno per rilasciarlo tutto insieme a quell’ora. Camminavo verso casa con i tacchi che affondavano nel marciapiede molle, il piede che scivolava nei sandali senza presa, il vestito aderente tutto appiccicato addosso, le tette imperlate di sudore.
[…]
Il diario intero si trova qui:

storia di un altrove.
lui non è l’altrove, lui è la porta.
l’altrove di cui parli sei tu, è la donna dentro la donna, invisibile ai più.
negli occhi di un altro impariamo i colori dei nostri arcobaleni, solo così.
e forse poco importa che la colonna sonora sia mozart, piaf, oppure lo sciaguattìo dei mari che si mischiano.
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