22 – Fari d’estate

 

[…]
Era uguale, sempre uguale ogni volta che mi abbandonavo al pensiero di lui. Mi avevano desiderata tanto. Un sacco di uomini. E mi era sempre piaciuto, certo: ti manda fuori di testa che ti vogliano, ti cerchino, che muoiano dalla voglia di toccarti. Ma questa era un’altra cosa. Questa ero io che desideravo lui, che tremavo in un cazzo di treno con la mano sul ventre. E tremavo più così, desiderandolo, che in tutte le volte in cui avevano desiderato me. […]

Il diario intero si trova qui:

8 pensieri riguardo “22 – Fari d’estate

  1. la pioggia sa di risacca.
    come quelle onde che continuano a ribadire il possesso della rena, senza tregua, senza cedimenti nella volontà.
    stanotte l’ultimo, credo, vero temporale estivo.
    quello che spazza via il vuoto delle strade, quello che che ti costringe ad aprirla davvero, l’agenda.
    quello che lascia sull’asfalto ossi di seppia ruvidi di rimpianto, carapaci vuoti e salati come certi segreti.
    fuori, pioggia,
    dentro, sete.
    la pioggia, quando è così, si prende tutto.
    come questo scopare nel pineto.

    "Mi piace"

Commenta