Non lo immaginavo, lo giuro. Avviandomi con lui verso la 110, quasi in silenzio, io sapendo benissimo che cosa fare, lui visibilmente no, a tutto potevo pensare tranne a come sarebbe andata a finire. Camminavo appena dietro di lui, di proposito: volevo che sentisse il mio sguardo addosso, che avesse chiara la consapevolezza di trovarsi a un ballo dove ero io a condurre anche se era lui a farmi strada.
Gli guardavo la schiena e pensavo. Lui ha ventiquattro anni. Io i ventiquattro anni li ho avuti, e poi li ho consumati. Due mariti, il primo che ancora non avevo finito l’università. Tre figli: uno grande, adulto e meraviglioso, fatto senza pensarci un attimo; due piccoli, desiderati e luminosi di possibilità. La laurea a ventidue anni, e poi la solita trafila: corsi, esami, concorsi, abilitazioni. Studio in centro, clienti enormi, dieci ore al giorno di lavoro. Una vita intera a non accontentarmi, a tenere la testa accesa per non rimbambirmi. Ed era proprio questo, la stessa fame di non stare ferma, che mi faceva camminare in quel corridoio dietro a un ragazzo che di me non sapeva niente.
Allora non lo sapeva ancora. Non lo sapeva. Ed era la cosa più bella di lui.
Lo vedevo da come camminava: senza pose, senza la rigidità calcolata degli uomini che conoscevo io, quelli che anche in un corridoio d’albergo avanzano come se qualcuno gli stia dando un voto. Andrea camminava con l’imbarazzo addosso senza provare a nasconderlo. Si vedeva dalle spalle, leggermente chiuse, dal passo che esitava appena prima di ogni porta. E quell’andare avanti senza maschera verso qualcosa che lo travolgeva mi piaceva tanto. Non stava recitando. Non si pavoneggiava, non rallentava il passo per aspettarmi, non si girava con il sorriso studiato che tutti gli altri a quel punto tiravano fuori. Semplicemente camminava, nervoso, senza sapere che fare con le mani. Gli guardavo la nuca e sentivo una voglia pazza di avvicinarmi e annusarlo lì, proprio lì, in quel pezzo di pelle tra il collo e i capelli. Non lo feci. Ma la voglia mi accompagnò fino alla 110 come un animale caldo attaccato alle gambe.
In quel corridoio, con la moquette che attutiva i miei tacchi e la sua schiena davanti, qualcosa non mi quadrava. Sapevo esattamente cosa sarebbe successo in quella stanza. L’avevo fatto decine di volte. Lo sapevo. Ma non avevo mai camminato così verso una porta. Mi chiesi che cazzo ci faceva un ragazzo di ventiquattro anni in un sito di sposati potendo scoparsi qualsiasi coetanea. Però guardandogli la schiena mi sentivo intera. Forse anche lui mi vide così, e per questo ora era in quel corridoio con me.
Sì. Forse c’eravamo annusati. E ora per questo gli camminavo dietro, fissandogli la nuca e morendo dalla voglia di ficcarci il naso.
La 110 era in fondo al corridoio. Entrammo.
[…]

Se questa storia è vera allora sono proprio uno sfigato perché, nella banalità della mia vita, non mi è mai successo niente di neanche lontanamente paragonabile. E non ho certo 20 anni…Se invece non è vera, questo mi darebbe una specie di consolazione, confermandomi che la realtà è quasi sempre molto più piatta e noiosa di quella che vediamo nei film o leggiamo nella prosa, pur molto bella come questa.
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Una bellissima storia…. e una bravissima scrittrice….. per quel che vale… Bella persona
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A me è capitato qualcosa di simile, durante l’estate del mio primo anno come geometra ero stato rimandato in un paio di materie ed una ragazza molto seria si era offerta di darmi lezioni per superare gli esami di riparazione. Questo altro non è che il prologo della mia prima estate da ragazzino ‘ vissuto’ iniziato al sesso dalla donna che si era fatta desiderare sin da subito e che mi ha insegnato tanto sulla sessualità, quella femminile principalmente perché lei era presa a soddisfare i suoi pruriti, poi venivo io e potevo soddisfare la mia libido con la persona che stentava a credermi quando le facevo notare che quello era stato il mio primo rapporto completo con una donna che finalmente potevo frugare fra tutte le sue fessure più candide.
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Troppo dolce, toppo dolce.
Tentiamo di fuggire davanti ai sentimenti. ‘niente coinvolgimenti’, solo sesso. Me la ricordo questa frase. Paura.
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‘troppo dolce, toppo dolce’
Tentiamo di fuggire davanti ai sentimenti. ‘niente coinvolgimenti’, solo sesso. Me la ricordo questa frase. Paura.
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Wow… ma questa storia è davvero vera?
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beh, davvero spettacolare. per me è stata un’ondata di ricordi a tornare
complimenti per la scrittura e lo stile. appena ho un attimo continuo a leggere.
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Ho letto solo i primi 2 capitoli…e già non voglio fermarmi….brava cougar raccontatrice. ..
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Sei troppo sensuale e mi piaci molto
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ed è così che il racconto della pelle diventa il racconto della carne, ed il racconto della carne diventa racconto di anime.
e quel che è troppo dolce per la pelle diviene il perfetto collante tra un prima e un dopo.
la cosa che mi colpisce davvero è il realizzare come tutto questo sia ben oltre l’idea di peccato: le hai trovate, tu, le istruzioni.
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C’eravamo abbracciati perché Vivi e felici, perché quella notte vinsero i fermi immagini di miele, le mani sulle tempie e gli occhi negli occhi…..deliziosa immagine di una tenerezza infinita…
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“scusa, non volevo baciarti. Volevo solo sentire il tuo odore. Scusa.”…ehehehe…è questa la frase chiave…qui stai già barcollando travolta da una frase di un ragazzo di 26 anni, che pensa e sente come i migliori amanti…
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