23 – RAFAELA OLTRE LA SOGLIA

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È bella di una bellezza ambigua, accattivante, misteriosa. Alta, bionda, occhi scuri, zigomi sporgenti e viso triangolare.
Sta inequivocabilmente battendo per strada. Ma non sono i suoi vestiti indecenti o i tacchi vertiginosi a rivelarlo. E nemmeno il trucco esagerato. Lo rivela quel modo compito e formale con cui si è mossa dal marciapiede dove prima sostava, ammiccante e invitante, per avvicinarsi a noi che stiamo salendo in macchina, di ritorno dalla cena al ristorante. Sì è avvicinata con un piglio normale, senza ancheggiare o ammiccare. Segno evidente che l’atteggiamento di prima sul marciapiede era adescatore per professione.
“Mi fai accendere signora?” mi dice, con una voce profonda e accento sudamericano.
Mi avvicino. Prendo l’accendino ma non glielo do: accendo e lo accosto alla sigaretta che tiene fra le labbra piene e rosse, mentre mi giunge il suo forte profumo, intenso, dolce e fruttato.
Lei accende la sigaretta ma io non spengo l’accendino e, con la fiamma che le illumina il viso, esclamo “Che bella che sei”.
Solleva gli occhi neri a guardarmi e sorridendo mi dice “Pure tu”. Poi sorridono pure i suoi occhi mentre soffia piano sulla fiammella e, indicando Andrea che è rimasto in piedi vicino la macchina, aggiunge “E pure lui. L’avevo notato prima quando stavate avvicinandovi. Se non era con te gli avrei offerto uno sconto per un mio lavoretto” e ride.
È un lampo. “Facciamo così” le dico “Il lavoretto glielo fai lo stesso, ma invece dello sconto mi lasci guardare. A te va bene, amore?”
Andrea mi guarda sbigottito con aria interrogativa. Ho la sensazione che con gli occhi mi stia chiedendo se mi sono accorta che è una trans, allora gli sorrido e mi mordo il labbro inferiore. Se è quello che tacitamente mi chiedeva, la mia risposta è chiara e fuga ogni dubbio: sì, sì che me ne sono accorta, sì che mi piace, sì che voglio guardare mentre ti fa un lavoretto.
“Va bene per te, amore?” ripete lei ad Andrea facendomi da eco con quel suo accento che apriva tutte le vocali e ammorbidiva le consonanti.
Andrea fa di sì con la testa. E io lo amo. Lo amo per come sa seguirmi e inseguirmi, per come sa ispirarmi nuove fantasie, per come accoglie ogni nuova sconcezza che mi fa immaginare e che non sapevo ancora di desiderare.
Io e lei ci accordiamo sul prezzo e la pago, mentre Andrea ci guarda, tra l’attonito e l’incuriosito.
Poi ci avviciniamo a lui e saliamo tutti in macchina. Io nel sedile posteriore, lei su quello passeggero vicino ad Andrea che guida. “Dove andiamo?” le chiedo. Lei dice che conosce un posto e che indicherà lei la strada ad ‘Amore’.
Chiacchieriamo. Si chiama Rafaela ed è brasiliana. Vive a Milano da quattro anni. È molto bella, allegra e di una sensualità pazzesca. Il contrasto fra la spigolosità del viso con la bocca carnosa e piena, con le curve del seno e dei fianchi, fra la sua altezza esagerata e la morbidezza di voce crea un mix intrigante e straordinariamente seducente.
Era bella e sensuale non perché “sembrava una donna” (pur se inequivocabilmente lo sembrava) ma perché era bella così come era, per quella affascinante mescolanza, per quella bellezza ambigua e indefinibile tutta sua. Bella e ammaliante come un’opera d’arte.
Mentre ci avviciniamo al “posto”, Rafaela prende la mia mano destra e comincia a farmi i complimenti per ‘Amore’, mi dice che ho un ragazzo molto bello, muy lindo e che è contenta che di lì a poco gli succhierà il cazzo.
Io allungo l’altra mano sulla spalla di Andrea: voglio sentirlo e voglio che mi senta con lui, voglio percepire il calore della sua pelle sotto la camicia, quella pelle che quando la tocco mi fa sentire “a casa”, nel giusto posto mio.
È tutto cosi surreale. Lei sorride a tutti e due, provocante e ammiccante.
Sono eccitata, curiosa, intrigata. Di quale genere d’amore è capace quel corpo? Come sente? Come desidera? mi chiedo.
Siamo arrivati. È un parcheggio isolato, ben nascosto fra gli alberi.
Rafaela si è messa in ginocchio sul sedile e si toglie il corpetto, mostrando orgogliosa due splendide tette bianche e rotonde. Dal sedile posteriore dove sono ancora seduta mi inarco in avanti, allungo le mani e le tocco. Ha una pelle liscissima, di seta.
“E ‘Amore’?. ..non tocca?” chiede lei, invitante e lasciva. Ridiamo tutti e tre.
Il fatto che Andrea rida mi incoraggia. Gli prendo la mano e gliela appoggio sul seno di Rafaela, lasciando la mia sulla sua.
Sotto la mia mano sento la mano di lui che l’accarezza. La sento divenire da timida e inerte, come quando l’avevo appoggiata, sempre più viva e curiosa, sempre più prepotente e decisa. Le afferra una tetta, gliela strizza, le titilla un capezzolo, poi passa a gustarsi l’altra.
Lascio la sua mano giocare da sola con quelle tette e abbasso nella posizione massima la spalliera del sedile guida.
Io e Rafaela ci guardiamo e ci intendiamo immediatamente: insieme e all’unisono, come fosse una scena più volte provata, poggiamo le mani sul torace di Andrea, invitandolo a stendersi. Poi insieme gli sbottoniamo la camicia, gli scopriamo il petto e cominciamo a baciarlo. Lei sul torace e io sulla bocca. Rafaela è a quattro zampe, tra il sedile passeggero e quello guida. È Andrea ora a prendermi la mano e a invitarmi a toccarle insieme il culo. Le nostre mani sollevano la minigonna e le scoprono il culo coperto solo da un minuscolo perizoma. Intrecciamo le mani, accarezzandocele e, senza staccarci, accarezziamo le natiche di lei, sode e lisce. L’idea che fra quelle morbide e bianche cosce Rafaela abbia un cazzo mi eccita moltissimo. E ancor più mi eccita l’idea che quel pensiero baleni nella mente del mio giovane amante mentre lei gli sta leccando e baciando il torace: mi eccita che lui si stia spingendo oltre quella soglia insieme a me, mentre io lo sto baciando.
Rafaela smette di baciarlo e scende più giù. Ho sentito il rumore dei suoi spostamenti, apro gli occhi e smetto anch’io di baciarlo per sporgermi in avanti al di sopra della spalla di Andrea e guardare. Rafaela con mani affusolate ed abili gli sfibbia la cintura, apre la patta e gli tira fuori l’uccello, mentre lo guarda e gli sorride allusiva.
Al contatto con quelle mani Andrea sussulta. Abbasso il viso verso lui e lo sorprendo che mi sta guardando. Gli sorrido. Poi torno a guardare le mani di Rafaela. Ha il cazzo di Andrea fra le dita adesso, lo stringono e serrano, affinchè le vene l’irrorino di sangue. Sono incantata. Lei si accorge della mia curiosità e, compiaciuta, tenendo con la sua mano sicura il cazzo stretto fra le dita, si sposta un pochino per consentirmi una maggiore visuale e comincia ad andare su e giù con la mano, con un ritmo lento e costante. Tira giù la pelle, poi torna su fino alla cappella. E ancora. E ancora. Con rigore scientifico. E intanto mi guarda e mi sorride sorniona. Con lo stesso rigore scientifico il cazzo di Andrea risponde alla carezza, s’indurisce e ingrandisce. Sono io a sorriderle sorniona adesso. “Che lindo” lei esclama.
Andrea mi guarda, eccitato e forse un po’ intimorito. Lo bacio e gli sussurro all’orecchio “Dice che sei lindo”. Lui sospira e sorride. Rafaela ci guarda senza interrompere la carezza. Torno a guardarla: sono affascinata dal talento delle sue mani, da quel preciso va e vieni della mano che sta dando i suoi frutti.
Rafaela si abbassa e avvicina il viso al cazzo di Andrea che tiene ancora stretto fra le dita. Solleva solo un attimo il viso verso me, come per assicurarsi che io la stia guardando, e poi si dedica totalmente a lui. Comincia piano con la lingua, la fa volteggiare attorno la cappella, la gira, la colpisce, poi torna a volteggiare piano. Finalmente dischiude le labbra e lo prende tutto in bocca. Non riesco più a vedere: i biondi capelli si sono rovesciati in avanti e coprono tutto. Vedo solo la sua testa andare su e giù, con lo stesso ritmo lento e costante della prima carezza.
Andrea è fermo. Non muove i fianchi come in genere fa quando sono io a pompargli il cazzo. Non inarca il bacino ad accompagnare la pompa. Sta subendo quella carezza. Sembra inerte e immobile, ma io so che gli piace: lo sento e lo vedo. Lo vedo nello sguardo serio e negli occhi annacquati, nella ruga nella fronte, nelle labbra dischiuse e contratte.
Avvicino il mio viso al suo e comincio a leccargli piano le labbra, a respirargli il respiro che si fa sempre più forte.
Intanto ci giungono i suoni della pompa perfetta che Rafaela gli sta facendo. Rumori di saliva, di succhio e di risucchio, di cazzo che sbatte nella gola. Suoni deliziosamente indecenti ed osceni interrotti solo dal respiro di lei che ogni tanto si stacca per riprendere fiato e mormorare “Che lindo!”
Andrea è sudato. Gli accarezzo e asciugo con le mani la fronte bagnata, senza smettere di guardarlo e sorridergli. Non voglio perdermi nessuna di quelle micro espressioni di godimento nel suo volto: le narici che si allargano a inspirare più profondamente, le labbra che vibrano, la ruga sulla fronte che ogni tanto si fa più profonda. Me le gusto tutte, una per una. Lucidamente. Come non riesco a fare quando lui è dentro me, in culo, in bocca o in fica, e io sono troppo smarrita e confusa nel mio piacere per godermele appieno tutte.
Allungo una mano e la faccio scorrere sul suo torace, fra i peli bagnati, sulla pancia fino al bassoventre. La premo e la lascio ferma lì, a seguire e sentire i suoi piccoli sussulti, a gustarmi i suoi tremiti di vita. Perché tremi quando hai paura, se piangi o se hai freddo. Puoi tremare di desiderio o di gioia. Per rabbia che vuol diventare vulcano oppure se godi. Ma si trema sempre e comunque di vita.
Non smetto di guardarlo negli occhi: lo sento così mio. Abbandonato. Fiducioso. La consapevolezza che sta oltrepassando quella soglia insieme a me mi fa quasi girare la testa. E sono io adesso che avrei voglia di girarlo e rigirarlo, di percepirgli di più calore e vene, di aprirgli nuovi incantesimi, di strappargli ogni altra cellula di diffidenza e di vergogna, consumarlo con la mia lingua e coi miei canti, e averlo di più, più bello e più mio, a respirare e risplendere.
Gli bacio il viso, gli occhi, la bocca. Gli lecco le goccioline di sudore sulla fronte.
Rafaela continua a succhiare e Andrea ha quell’espressione seria di quando sta per venire. La mia mano sul suo bassoventre coglie e distingue quei piccoli scatti che precedono il suo piacere e che ormai conosco benissimo. Sento nel suo corpo la corrente accumularsi ma non esplodere, fermarsi un attimo prima del punto di non ritorno. Una. Due volte. Tre volte.
Anche Rafaela percepisce che non riesce ad abbandonarsi, e aumenta il suo ritmo, che da lento e sincrono si fa più frenetico e accelerato, una bocca sfrontata che lo incita ad abbandonarsi, una spudorata sirena che canta e lo invita a una danza sensuale. Ma Andrea rimane lì, sulla soglia.
Temo che qualcosa si stia incrinando e allora gli prendo il viso fra le mani e gli dico dolcemente “Possiamo smettere se vuoi”.
“No. Voglio venire e voglio che mi guardi. Ti amo.” risponde lui. Lo bacio, emozionata e struggente, con quel fervore intenso e calmo che hanno le passioni che senti definitive.
Ed è così che lui esplode nella bocca di Rafaela, mentre io gli bacio la sua.
Esplode oltre la soglia, smarrito nel suo e nel mio desiderio, mentre lo bacio. E chissà, forse è proprio quando ci si sente smarriti che si ama per davvero, ché l’amore interrompe le nostre certezze e ci governa lui.

Anna Salvaje
il Blog – Diario di una cougar

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